“Presto ti sveglierai”, una Napoli disposta a tutto raccontata con ironia da Francesco Costa. Fragmenta ha intervistato l’autore di questo romanzo
Pubblicato da Fausta Maria Rigo alle 19:01 in Interviste
Anche se l'estate piena è praticamente finita io continuo a parlarvi dei libri che mi sono piaciuti. Che ci posso fare? Leggere fa parte del mio lavoro e non la considero certo una attività stagionale. So che per molti di voi è lo stesso. Infatti dubito di essere l'unica a cui piace il romanzo autunnale, invernale, primaverile.
Ma bando alle ciance, il libro che vi voglio consigliare oggi si chiama Presto ti sveglierai è una storia folle ma credibile, iperbolica eppure plausibile. Una storia su Napoli che in verità racconta tutto il nostro paese.
Stefano, il protagonista del libro, ama molto sua moglie Laura, però ultimamente la trova mortalmente noiosa. Decide così di rispondere ad un annuncio televisivo dal sapore forse seducente, sicuramente raccapricciante:
"Se conosci qualcuno disposto a uccidere pur di realizzare i propri sogni... Allora raccontalo a Miriam!"
Francesco Costa racconta la sua città in modo a tratti divertito, a tratti malinconico, per arrivare ad un finale semplice e poetico che va dritto al segno.
Non solo questo libro mi è piaciuto, ho onestamente amato le risposte di Costa alla mia intervista. È uno uomo squisitamente contraddittorio, tendente all'amore per le cose giuste (non dimentichiamo che è nato sotto il segno della Bilancia). Ma nello stesso tempo capace anche di grande momentaneo disimpegno dovuto al semplicissimo desiderio di vivere e possibilmente ridere il più possibile.
Francesco è nato a Napoli. Già sceneggiatore cinematografico e televisivo, ha esordito con il romanzo La volpe a tre zampe, cui si ispira l'omonimo film di Sandro Dionisio con Miranda Otto e Angela Luce. Sono seguiti L'imbroglio nel lenzuolo (1997), da cui è tratto un film di Alfonso Arau con Maria Grazia Cucinotta, Anne Parillaud e Geraldine Chaplin - attualmente in produzione, di cui Costa ha firmato anche la sceneggiatura - Non vedrò mai Calcutta, Se piango picchiami e Il dovere dell'ospitalità. I suoi libri sono tradotti in Germania e Giappone.
In una delle tue biografie leggo che ti definisci ambizioso. Prima di tutto permettimi di farti dei vivissimi complimenti per questa ammissione priva di ipocrisia. Per secondo, vorrei chiederti: secondo te esistono più tipi di ambizione? Ce n'è magari una sana e una malata? Una buona ed una cattiva? Se sì, mi descrivi le differenze tra le due?
In Italia chi ammette di essere ambizioso, passa per una carogna. Ambizione
è una parola adottata generalmente in senso negativo da gente che non esce
dal guscio, che invidia gli individui più intraprendenti, più coraggiosi,
più liberi. L'ambizione, quella vera, è pretendere il massimo da se stessi,
misurarsi con la vita su scala eroica, puntare a traguardi importanti,
creare cose belle. Quella "malata" si chiama arrivismo, desiderio di far le
scarpe agli altri, brama di denaro e di potere, voglia arrivare a tutti i
costi, con o senza talento.
Secondo te l'ambizione è anche una delle incurabili malattie dell'uomo?
Secondo me, l'ambizione è una molla vitale. E' capacità di allungarsi la
vita con un progetto. Se nella preistoria non ci fosse stato un ambizioso in
grado di creare la ruota, il mondo non sarebbe andato avanti.
Come la vedi un'esistenza senza di essa?
Grigia, mediocre, spenta. Saremmo tutti perbenisti, timorosi di tutto ciò
che ci pare diverso o smisurato, fondamentalmente ipocriti, legati all'idea
che tutto ciò che conta è una casa con giardino in cui far crescere la
nostra famigliola, e alla fine torneremmo a bruciare le streghe.
Dici anche di avere un carattere indolente. Come si sposa la tua voglia di fare con una pigrizia strutturale?
Sono di padre napoletano e di madre tedesca: dal primo ho preso un'indolenza
mediterranea, dall'altra una capacità di disciplina. Al mondo si viene per
lasciare qualcosa di sé: un'idea, un libro, un figlio. Quello che pensi ti
somigli di più. Io spero di lasciare bei romanzi. L'arte del racconto è
antica quanto l'uomo. E' un'offerta generosa. Mi ci sono sempre sentito
portato.
Ci hai messo molto tempo a raggiungere obiettivi significativi nella tua professione?
Sì. Ci ho impiegato tutta la vita. Ho tentato di affermarmi prima come
sceneggiatore cinematografico, ma non direi di aver raggiunto un successo
consistente. Il cinema italiano è complessivamente brutto perché è
complessivamente fatto da persone brutte. Ignoranti, presuntuose,
nevrotiche. Ho fatto incontri spaventosi. Da quando scrivo romanzi, ho
trovato la pace. E inoltre vendo spesso al cinema i diritti di riduzione dei
miei libri. Meglio di così...
Un'altro dato interessante del tuo carattere è una leggerissima misantropia. Affermi di essere socievole ma solitaria allo stesso tempo, questo perché in fondo l'umanità un poco ti ha deluso. La sua cattiveria in particolare. Mi parli un po' del tipo di cattiveria umana che ti ferisce di più?
Da bambino, a Napoli, sono finito per due anni dentro una baraccopoli. Fra
profughi di ogni razza. Ne ho viste di tutti i colori. Lo racconto nel mio
primo romanzo, "La volpe a tre zampe". Nessuno ha mai avuto una parola di
comprensione per quanto ho passato. La solitudine, in ogni caso, è
indispensabile per chi vuole scrivere seriamente: ne vedo anche troppi di
colleghi che zompettano euforici da un set televisivo a un megaparty. Mi
chiedo quando trovino il tempo di scrivere.
Il tuo ultimo romanzo "Presto ti sveglierai" è anche un grido di dolore contro questa cattiveria?
L'Italia è diventato un paese in cui chi lavora seriamente è trattato da
imbecille. Ci si lamenta che le nostre scuole non funzionano e poi si toglie
ogni dignità (anche sul piano economico) ai nostri insegnanti. L'eroina del
mio romanzo, Laura, è una professoressa di storia dell'arte che in questo
sfacelo crede ancora di poter inculcare un'idea di bellezza nelle zucche
vuote dei suoi allievi.
Mi spieghi come mai hai scelto una protagonista femminile?
Le donne sono più interessanti da raccontare: più morbide, più mutevoli, più
attente. Molti lettori s'innamorano della mia Laura. Ne sono felice perché
vuol dire che ho creato una donna credibile.
Ti capita spesso di parlare attraverso la voce di una donna? Se sì, come mai?
Nei miei sei romanzi ho creato diverse figure femminili. Per uno scrittore
di sesso maschile è una sfida calarsi nei panni di una donna. Autentici
giganti della letteratura dell'800 hanno intitolato i loro romanzi a una
donna: si pensi al Tolstoj di "Anna Karenina" o al Flaubert di "Madame
Bovary".
Oltre all'dea di ambizione e cattiveria diffuse, cosa ti ha spinto a scrivere "Presto ti sveglierai"?
Il desiderio di far ridere. Credo di avere uno spiccato senso del comico, ma
non lo avevo espresso ancora compiutamente nei romanzi precedenti. "Presto
ti sveglierai" racconta temi gravi in tono umoristico e so che molti miei
lettori scoppiano a ridere fin dalle prime righe. Credo che far ridere gli
altri sia un dono divino.
Perché l'hai ambientato a Napoli? Pensi che sia emnlematica di alcune storture tutte italiche di questi anni?
E' la città in cui sono nato, è scellerata e meravigliosa, la amo e la
detesto. Per me è un imperativo morale ambientarvi tutti i miei libri.
Che rapporto hai col tuo lavoro? Scrivi con facilità o con "sofferenza"?
Vinta la pigrizia, scrivo con facilità. E' una gioia veder nascere un libro.
Seguo una musica, una tonalità, un "mood". Rileggo ad alta voce ogni pagina
per sentirne il suono e la riscrivo anche trenta volte di fila. Mi sento un
privilegiato. Portatore di un dono. Scrivere è un'esperienza erotica.
E il tuo rapporto con l'erotismo? Leggo che hai anche lavorato con Tinto Brass. Che tipo di esperienza è stata?
Felice, direi. Brass è un bizzarro gentiluomo di raffinata educazione. Come
sceneggiatore ho sempre cercato di porgere alle attrici un personaggio che
ne esaltasse la carica di seduzione: ho scritto per Monica Bellucci, Maria
Grazia Cucinotta, Angela Finocchiaro, Geraldine Chaplin, Anne Parillaud,
Miranda Otto e tante altre.
Cosa è invece che ti fa felice? La tua idea di un mondo migliore senti di averla inserita nel tuo romanzo "Presto ti sveglierai"?
Mi fa felice l'idea di una possibilità di armonia intorno a me. Non sopporto
i litigiosi, gli aggressivi, gli scostanti. E trovo un sollievo di tipo
terapeutico nel rapporto con la natura, con il contesto in cui mi muovo, con
le nuvole che sostano sulla mia testa, con le strade che attraverso: Roma,
in questo senso, offre tantissimo. Cura le tue disillusioni con la sua
bellezza. E in questo è unica al mondo.
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